La crisi industriale italiana è irreversibile ?

1421407_10200888525116746_1725160242_n     Una domanda davvero importante, se la sono posta esperti economisti per la Banca d’Italia.

Il documento, pubblicato dalla ex banca centrale, è uno studio sulle problematiche italiane, riflesso del ben più grande problema derivante dalla crisi finanziaria globale.

10 i punti rilevanti:

1)  La capacità produttiva è diminuita in questo ultimo decennio del 50%, addirittura del 70% in settori strategici come il “Made in Italy“, abbigliamento e calzature.

2)  Il confronto con l’Europa, in particolare con la Germania ci vede sempre perdenti. Argomenti principali sono:                                                 a)  l’ottimizzazione dei costi (in particolare la mancata attenzione nel curare i singoli segmenti della “supply chain“).                                           b)  La ricerca nella qualità, I giapponesi già negli anni ’80 parlavano e attuavano una politica di   QUALITÀ  TOTALE.

3) I dazi e le tasse implicite sulle importazioni sono quasi scomparsi grazie al lavoro del WTO che da 30 anni si adopera in questo senso coinvolgendo i 192 principali Paesi del globo. Anche le limitazioni un tempo decise con l’accordo “Multifibre” sono venuti meno.

4)  L’aggiornamento informatico è stato decisivo per la ripresa finanziaria negli Stati Uniti nei primi anni del millennio. L’Europa è arrivata in ritardo, l’Italia ancora deve arrivare.

5) L’industrializzazione dei Paesi emergenti, in particolare la Cina ha fatto aumentare notevolmente la domanda di energia, spingendo verso l’alto i prezzi di tutti i combustibili. questo si trasforma in svantaggio economico per l’Europa e in particolare per l’Italia che non ha risorse interne.

6) Il costo dei permessi per l’emissione dei gas serra condiziona ulteriormente la competitività dei Paesi  aderenti al trattato per la salvaguardia dell’ecosistema.

7) Negli ultimi 20 anni il costo dei trasporti internazionali via container è praticamente dimezzato.

8) La capacità produttiva,( ovvero il PIL per ora lavorata) si è incrementata dai primi anni ’90 del 20% in US, in Germania del 18%, in Italia del 3,6% !

9) Italia, il saldo delle partite correnti delle bilance commerciali è passato da un sostanziale pareggio nei primi anni 2000, ad un 3% nel 2011 (come la Francia), mentre la Germania supera il 10% esportando sopratutto autovetture, in particolare verso la CINA.

10) La produzione di beni omogenei e indifferenziati è ormai competenza unica della Cina. Spazi  per poco tempo ancora aperti sono: Design, Marketing, Packaging, Reti vendita e infine, ma sicuramente il più importante,   R&S.

In Italia il costo del lavoro incide circa il 17% sul fatturato nel settore industriale, i due terzi sul valore aggiunto. Lo stipendio netto in busta è il 52% del costo globale sostenuto dall’azienda per quel salario.                  In Germania e, mediamente, in Europa è il 58%. Inoltre lo stipendio lordo in Germania è maggiore del 30%.   Il CLUP (costo lavoro per unità prodotta ) è aumentato dal ’92 in misura del 10% in Germania, in media del 24% in Europa, del 36% in Italia.

Molte imprese hanno reagito,nonostante  un handicap notevole rappresentato dalla difficile reperibilità di credito presso istituzioni finanziarie in un sistema obsoleto come quello italiano. Nel resto del mondo esistono altri strumenti finanziari consolidati come ad esempio le obbligazioni nelle sue varie articolazioni.

Questa analisi non contempla un confronto con la Cina se non in maniera indiretta, i dati statistici relativi al Dragone sono spesso incompleti e a volte, inaffidabili. Ma il fatto che il costo del lavoro sia estremamente più basso è un dato incontrovertibile così come lo è  il debito commerciale che tutti i Paesi hanno nei loro confronti come risulta dalla contabilità nazionale  del 2012.

Abbiamo molto lavoro da fare.   Auguri Italia.  !

 

 

 

Una decina di notizie sulla Cina

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Dopo più di vent’anni di crescita a due cifre, quest’anno l’economia cinese potrebbe crescere “solo” del 7,5%. Secondo gli economisti non è una buona notizia per nessuno: il solo debito pubblico cinese (su cui il governo il 29 luglio ha ordinato una verifica, ndr) non supportato dalla crescita del PIL sarebbe in grado di innescare una crisi finanziaria mondiale. Naturalmente non è detto che succeda. Ma nei mesi a venire l’economia del Dragone potrebbe guadagnare le prime pagine dei giornali anche da noi.
Ecco 10 cose utili (e curiose) da sapere…

1. 10 volte PIL
Dal 1978 ad oggi il PIL (prodotto interno lordo) della Cina è moltiplicato di dieci volte, facendo della Cina la seconda economia al mondo dopo gli Stati Uniti. Gli esperti sono convinti che entro il 2020 avverrà il sorpasso.

2I cinesi “possiedono” gli USA
La Cina possiede 1.200 miliardi di dollari in T-bonds, i titoli del tesoro americano, che corrisponde circa al 10% dell’intero debito pubblico Usa. Non solo: sono cinesi anche l’80% dei fornitori della catena di supermercati Walmart, i più amati dagli americani.

3. Ricchi e poveri
Più di 135 milioni di cinesi hanno un livello di reddito al di sotto della soglia di povertà. Si tratta di più del 10% della popolazione cinese.
Secondo l’Hurun Wealth Report un cinese su 1.300 possiede più di un milione di dollari. In totale nel paese ci sono 1 milione e 20 mila ricchi,  e di questi circa 63.500 hanno un patrimonio personale di oltre 10 milioni di euro.

4. Voglia di aria fresca, di computer e… cellulari
La Cina produce 80 condizionatori d’aria ogni mille persone, a fronte di 4,8 unità prodotte ogni mille persone nel resto del mondo. I computer prodotti invece sono 283 ogni mille persone (contro le 5,9 unità del resto del mondo).
Anche nei cellulari è imbattibile: China Mobile è il più grande provider di servizi per la telefonia al mondo, con un totale di 558,9 milioni di abbonati. E nel paese si producono 841 telefonini per 1.000 persone (sono solo 83,6 per 1.000 persone degli altri paesi).

5. Maiale a chi?
Il maiale è un animale molto apprezzato in Cina, tanto che appare stilizzato anche in alcuni ideogrammi, oltre che nell’oroscopo. Ma è soprattutto l’ingrediente base di molte cucine locali, al punto che ogni anno si producono 51,5 milioni di tonnellate di carne di maiale: circa il 50% dell’intera produzione mondiale.

6. Figli unici
Anche se la sua forza lavoro è stata in grado di produrre risultati sorprendenti nel corso degli ultimi vent’anni, il governo cinese cerca di limitarne la crescita attraverso la nota politica del figlio unico: le famiglie non possono avere più di un figlio. La legge è molto severa a riguardo e pare che – secondo un sondaggio – il 75% della popolazione approvi.

7. Campagna batte città
Secondo alcuni studi, entro il 2015, la popolazione urbana cinese dovrebbe raggiungere i 700 milioni di persone. Ad oggi rappresenta “solo” il 43% dell’intera popolazione che in gran parte continua a vivere nelle campagne, dove spesso sussistono situazioni di grande povertà e mancanza d’acqua e di trasporti.

8. La febbre del cemento
Il boom immobiliare cinese ha fatto sì che il paese arrivasse a produrre il 60% del cemento mondiale, modificando da un giorno all’altro il paesaggio metropolitano. Alcuni grattacieli di nuova costruzione però sarebbero già a rischio: a marzo una commissione d’inchiesta ha scoperto per esempio che nella città di Shenzen alcune aziende edili avrebbero usato cemento sotto costo, mettendo in pericolo la stabilità di almeno 15 palazzi.

9. La bolla in agguato
E c’è già chi parla di bolla immobiliare: in Cina si calcola ci siano 64 milioni di case vuote con intere città fantasma. Ma le costruzioni non si fermano e si prevede che il paese nel 2025 avrà un numero sufficiente di grattacieli da poter riempire 10 New York.

10. Natale in Cina
La Cina è considerata la fabbrica del mondo: tra le altre cose produce l’85% degli alberi di Natale artificiali e l’80% dei giocattoli di tutto il mondo. Senza di lei, insomma, addio Natale.

Economy crisis ?

1421407_10200888525116746_1725160242_nLawyers forced to close their offices because of lack of liquidity , also engineers  are not even able to open it because of the lack of clients..

Thousands of businesses closed , millions unemployed .

This only happens in the West.

In the East , from the early ’80s , large multinational companies have invested and deployed in Asia, have created thousands of companies with tens of millions of employees underpaid .

R.Shiller, a Nobel Prize , said the cause of the economic crisis was the collapse of housing prices in the U.S.. A speculative bubble that has swept the major U.S. banks.

Reflect , a bank as a business company fails only when it can not fall of its receivables . Lack of liquidity. If a bank is too big , not even a government can save her and carries with it a whole system .

But even if the value of the house purchased decreases by one-third , why should I stop paying the mortgage?

Why risk losing the entire value due to the mortgage ?

It makes no sense , unless, you can no longer pay their mortgage because they are a worker or employee who has lost his job , or a lawyer or an engineer who can no longer find customers.

So this is the real cause of the crisis!

The dislocation of entire productive sectors in the East, where you can take advantage of low labor cost .

Creating employment  in theEast and unemployment in the West   has reallocated an economic welfare. But the imbalances are still too many .

One solution may be to equalize the price of a working hour in a universal standard .

A law , as well as  “antitrust law”,  should be applied to all member countries of the WTO !.

La crisi economica ?

Avvocati costretti a chiudere l’ufficio per mancanza di liquidità, ingegneri che nemmeno riescono ad aprirlo.

Migliaia le imprese chiuse, milioni i disoccupati.

Questo succede solo in Occidente.

In Oriente, dai primi anni ’80, grandi multinazionali hanno investito e dislocato in Asia, hanno creato migliaia di imprese con decine di milioni di occupati sottopagati.  

Un premio Nobel come Shiller, trova la causa della crisi economica nel crollo dei prezzi degli immobili residenziali negli USA. Una bolla speculativa che ha travolto le grandi banche statunitensi.

Riflettiamo, una banca come un impresa commerciale fallisce solo quando non può rientrare dei propri crediti. Mancanza di liquidità. Se la banca è troppo grande, nemmeno un governo può salvarla e trascina con sé un intero sistema.

Ma anche se il valore della casa acquistata diminuisce di un terzo, perché dovrei smettere di pagare il mutuo ?

Perché rischiare di perdere tutto il valore a causa della garanzia ipotecaria ?

Non ha senso, a meno che, non sia più possibile pagare il mutuo perché sono un operaio o impiegato che ha perso il lavoro, oppure un avvocato o ingegnere che non trova più clienti.

Allora è questa la vera causa della crisi !

La dislocazione di interi comparti produttivi in Oriente, dove si può sfruttare manodopera a costo bassissimo.

Creando disoccupazione in Occidente e occupazione in Oriente si è riallocato un benessere economico. Ma gli squilibri sono ancora troppi.

Una soluzione può essere quella di uniformare il prezzo di un ora lavorativa in uno standard universale.

Una legge, che, come quella antitrust, venga applicati a tutti i Paesi aderenti al OMC.

Economie emergenti. a)

 

La crescente importanza delle economie di mercato emergenti e in via di sviluppo, le “economie emergenti”, è un fenomeno sorprendente in termini sia demografici che economici (a livello macro e microeconomico).

Tendenze demografiche. Nei paesi emergenti risiede oltre l’80% della popolazione mondiale. Inoltre, a causa delle profonde trasformazioni economiche in atto, molti di essi sono soggetti a una rapida urbanizzazione e a massicce migrazioni dalle aree rurali alle città.

Importanza economica: evidenze dalla macroeconomia. Se da un lato i paesi emergenti hanno livelli di popolazione elevati, dall’altro il loro peso economico diventa sempre più determinante. La figura 1 mostra che dagli inizi degli anni ’90 le economie emergenti hanno visto salire la loro incidenza sul totale del prodotto mondiale misurata a tassi di cambio di mercato da meno del 20% a oltre il 30%. Se si adotta invece il concetto di parità di potere d’acquisto (PPA) – che tiene conto delle differenze nel costo della vita – la loro quota ha già oltrepassato il 45%, un valore superiore di 13 punti percentuali rispetto ai primi anni ’90. Secondo il World Economic Outlook dell’FMI tale quota si collocherà oltre il 50% nel 2013.

Economie emergenti: quota sul PIL mondiale

Una misura efficace della crisi mondiale :

Questo diagramma mi colpì moltissimo, da cinque anni sto studiando intorno al fenomeno “crisi finanziaria. Sono sicuro che molti si sono resi conto che la situazione è grave. Il punto è, perchè, quali sono i rimedi o le difese. La Cina ha invaso ogni campo commerciale grazie al grandissimo vantaggio del costo della sua manodopera paragonabile ad un ottavo di quello occidentale.

Ho scritto al prof. Shiller:

Good morning mr. Shiller,

I’m a student, my name is Luigi.
Sorry for my no perfect english, maybe italian will be better ?
Anyway, I just finish to read your wonderful book, Finance and good society. I really enjoyed it.
I have a question,
You wrote in a pag. 271, “the main cause of subprime crisis was a crash of houses price market..”
Of course, I agree.
You also mention chinese immigrant in Hong Kong during Mao (sadness) period. What a coincidence. My daughter grandfather, was one of them !
I am thinking, have you ever considered millions of working hours were transfered from western side (US & UE) to eastern side (China and generally Asia), since 1979 ?
Do you think, it could influence the base of our economy ?
Millions of unemployed, nowday, can’t pay their mortgage.
If this is true, the crisis was caused mainly by the growing up of China and co.
Statistic data of China are unbelieveble !
I went there in 2010 and I saw many american and european factory..

Hoping in your answer,I say hallo,

Regard.